mercoledì 27 gennaio 2010

The Little Ice Age

Un abbraccio grande ed un sorriso per tutti voi, amiche carissime  ed amici.
Chiedo scusa se non sono piu' passata a farvi visita, se non ho risposto ai vostri ultimi commenti, vi ringrazio, ma mi sono presa una piccola pausa, si fa per dire, e mi sono dedicata un po' di piu' alla mia pittura, che ultimamente avevo trascurato.

Sono rientrata in Olanda, Venezia gia' mi manca da morire, il freddo qui e' terribile, questa mattina alle 8 il termometro esterno segnava -12, un incubo,  il mio cervello si sta atrofizzando.  Per fortuna neve e ghiaccio si sono sciolti e oggi un magnifico sole ha illuminato questo grigio paese.

La troppa neve ci ha privato del piacere di pattinare sul ghiaccio lungo i canali come lo scorso anno, quanto mi ero divertita!  Il piacere e' stato pero' compensato  con la visita alla bellissima mostra in corso  al Rijksmuseum di Amsterdam,  Hendrick Havercamp: The Little Ice Age. Hendrick Havercamp e' stato uno  dei primi pittori paesaggisti della scuola olandese del XVII secolo. I suoi paesaggi invernali, i fiumi e i canali ghiacciati, i pattinatori, sono tra le vedute piu' caratteristiche del paesaggio olandese di quel periodo.


IJsvermaak
H. Avercamp,  Enjoying the Ice (1630-34 c.)


Winterlandschap met ijsvermaak
H. Avercamp, Winter landscape (1608 c.)


Vissers bij maanlicht
H.Avercamp, Fishermen by Moonlight (1625 c.)

Hendrick Avercamp (1585-1634) : The Little Ice Age, Rijksmuseum Amsterdam

La passione di pattinare sul ghiaccio naturale e' insita nell'animo olandese, ancora oggi quando tutto ghiaccia, dai bambini agli anziani, tutti calzano un paio di pattini e si lasciano andare leggeri lungo i canali. La magica atmosfera ritratta molti secoli fa da Hendrick Avercamp e' ancora presente.

mercoledì 16 dicembre 2009

Acqua alta, la Piazza San Marco a rovescio

Questa mattina Venezia si e' svegliata illuminata dal sole e con l'acqua alta, non troppa per fortuna, si poteva ammirare la piazza a rovescio, riflessa nell'acqua















Erano le 11 l'acqua stava scendendo, le procuratie vecchie sono quasi asciutte,



si sta spazzando via l' ultima acqua






lunedì 14 dicembre 2009

Castello- La Chiesa di San Giorgio dei Greci

Ieri mattina ho accompagnato la mia amica Anna alla sua lezione di greco, lo studia per piacere, una passione e  anche se molti la considerano una follia, la sua sfida continua e lo parla pure. Bravissima!
Sono andata con lei all' Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Postbizantini di Venezia che trova sede all' interno del complesso monumentale dove sorge la chiesa di San Giorgio dei Greci. Un piccolo giardino incantato nel sestiere di Castello, proprio dietro a Piazza San Marco,  un'oasi di pace, lontano dalla folla



 


Anche a Venezia crescono gli alberi, te li trovi davanti come un'apparizione, circondati dalla pietra,  al centro di un campo,  nei giardini nascosti da  alte mura. Questo, al centro del giardino, mi ha affascinata, busto di donna e  testa di serpente



La chiesa, sorry, solo parte della facciata, all' interno icone bellissime, ma giustamente no pictures. Potete pero' ammirare le bellissime icone esposte al museo adiacente alla chiesa qui





e il campanile, che sorge sul sacrato della chiesa




Il cimitero, dietro l'antica chiesa



Una tipica veduta del sestiere di Castello







Spero che  la passeggiata vi sia piaciuta, ci vediamo presto.


giovedì 10 dicembre 2009

Una passeggiata per Venezia

Rieccomi, a Venezia finalmente, home. Non e' meravigliosa........







ecco come il cielo e la luce irrompono nelle calli e nei canali




un'altana, la tipica terrazza in legno costruita sul tetto  delle case veneziane. Nei secoli scorsi a Venezia c'erano centinaia di altane, quasi tutte le case ne possedevano una, sia le abitazioni modeste che i palazzi d'epoca. Di cio' si trova testimonianza nei dipinti dei vedutisti del Settecento, tra i quali Canaletto. Nel Settecento le donne veneziane usavano salire sull' altana per  asciugarsi i capelli al sole e indossavano la solana, un cappello con la sola ala molto larga, che proteggeva la pelle dai raggi del sole, ma permetteva loro di avere capelli dai bellissimi riflessi dorati.



Il campiello dietro il Teatro Malibran e l' Ostaria Il Milion, una delle piu' vecchie ostarie veneziane
















Dietro il Teatro Malibran, vetrine  che danno sul canale.

E' stata una breve passeggiata, alcune "chicche" veneziane, spero siano  state di vostro gradimento,  ne ho altre in serbo,  ma mi manca il tempo. Qui non cucino........ cammino.

Dimenticavo, ecco l' isola di San Giorgio e la laguna, foto banalissime,  certo,  perdonatemi, a me Venezia toglie il respiro, sempre, in ogni momento








lunedì 30 novembre 2009

Cake alla vaniglia e cannella






L' idea per questo cake l' ho presa da lei, La Gaia Celiaca,  anche se il suo e' molto piu' bello, molto piu' sofisticato, a cottura ultimata viene inserito, attraverso dei piccoli fori,  del succo d'arancia, dite niente, e molto piu' lievitato, ma questo per colpa della mia tortiera con il buco, che ha una misura esagerata (e non mi decido a cambiarla). Insomma il mio e' la versione povera,  ma vi assicuro buonissimo, infatti, come potete vedere non ha fatto a tempo a lasciare il suo astuccio ed e' stato subito "attaccato",  i am sorry! Quello profuma meravigliosamente d'arancia, questo di vaniglia e cannella, quello ha un certo tipo e quantitativo di farina, questo altri.  Insomma, date un'occhiata a entrambe le ricette, a voi la scelta.

Ecco gli ingredienti

250g di farina 00
100g di fioretto di grano saraceno
100g zucchero di canna
70g di olio di semi
250ml di buttermilk (latticello)
un uovo intero e una chiara
una bustina di baking powder
2 cucchiaini di cannella
mezza bacca di vaniglia

Imburrare bene e infarinare uno stampo per ciambella (23cm di diametro e' la misura ideale).
Setacciare le farine con il lievito, la cannella e i semi della vaniglia. Aggiungere lo zucchero, il buttermik, l'uovo e la chiara e l' olio. Amalgamare il tutto molto bene ( ho usato il kenwood), l' impasto deve risultare abbastanza liquido e trasferire nello stampo. Cuocere in forno caldo 180* per  mezz'ora, quaranta minuti circa, fate la prova stecchino, dovra' uscire non completamente asciutto. Lasciarlo riposare nel forno spento per altri cinque minuti, poi toglierlo e lasciarlo raffreddare completamente prima di toglierlo dallo stampo.



Risultato, un cake molto profumato, umido all' interno, non troppo dolce, ottimo per la prima colazione e........in ogni altro momento della giornata.

 







mercoledì 25 novembre 2009

Cous Cous alle verdure





Manco da quasi una settimana, il tempo vola e a volte non me ne rendo proprio conto. Ho fatto questo cous cous di verdure alcuni giorni fa, ma non ho poi piu' trovato il tempo per scrivervi la ricetta. Spero vi piaccia, e' un piatto che amo molto, speziato e un po' piccante, ma qui poi deciderete voi, a seconda del vostro gusto.

Il mix di verdure e' facoltativo, carote, patate e zucchine sono  la base, altre verdure, dipende  da quello che al momento ho in frigorifero. Questa volta ho aggiunto zucca e fagiolini., altre volte le foglie di cavolo cappuccio o cavolo cinese. E i ceci, naturalmente, quelli sempre. Le verdure le taglio a pezzi abbastanza grandi, restano piu' intere e mi piace vederle cosi' nel piatto.

Prima di tutto preparare un  brodo leggero  (due litri d'acqua, circa) con una grossa cipolla, un cucchiaio di semi di cumino, mezzo cucchiaio di semi di finocchio, dello zafferano in fili, alcune foglie di alloro, pepe nero in grani e poco sale grosso. Lasciare bollire coperto, a fuoco basso per  circa un'ora e mezza. In una padella larga dal fondo pesante, fare appassire,  in tre cucchiai d'olio d'oliva e.v. una cipolla rossa tagliata sottilissima con dei semi di cumino e semi di finocchio pestati e del peperoncino in polvere. Lasciare insaporire qualche minuto, aggiungere le carote, le patate e i fagiolini, mescolare bene e aggiungere un  po di brodo. Coprire e cuocere per una decina di minuti, poi aggiungere le zucchine, la zucca e i ceci  scolati della loro acqua. Aggiungere il resto del brodo e un cucchiaino di spezie per cous cous, in alternativa un po' di cannella in polvere, noce moscata, poca, ginger. Coprire e cuocere a fuoco basso per altri venti minut, deve rimanere molto liquido. Prima di servire cospargere con del coriandolo fresco tritato.
Cuocere il cous cous, normalmente uso quello precotto. Mettere a bollire dell' acqua (100g cous cous per 220 ml di acqua) con un pizzico di cannella e un po' di olio d'oliva e.v., versare il cous cous mescolando velocemente, spegnere il fuoco e coprire. Lasciare riposare 5 minutii, poi sgranare con una forchetta. A piacere aggiungere un pezzetto di burro prima di sgranarlo. Servire con le verdure.





Questo cous cous di verdure e' ottimo accompagnato con dell' hummus, crema di ceci e yogurt marocchina.

Vi lascio questa ricetta veloce, con  i ceci in scatola.

Mezza confezione di ceci, scolati della loro acqua, 6 cucchiai di yogurt bianco, un cucchiaino di cumino in polvere, il succo di un limone, poco sale, paprika per guarnire. Mettere tutti gli ingredienti nel blender, azionare fino ad ottenere una crema densa, ma abbastanza liquida.












giovedì 19 novembre 2009

Le stecche senza impasto

Questa possiamo chiamarla la "settimana delle stecche", mi hanno inseguita. Prima  le vedo qui da Chez Babs, lei fa riferimento quiLo Scief Scientifico, che mi rimanda poi qui da One girl che le ha fatte per prima. Ho praticamente seguito il loro cammino a ritroso. Troppo belle, troppo invoglianti, non ho resistito




e sono venute veramente bene, che ne dite, e soprattutto squisite. Croccanti esternamente  e morbidissime e alveolate all' interno.






Sabato avevo fatto il pane senza impasto, ma non sono riuscita a farvelo vedere, avevo amici per cena, ma ne sono venuti altri prima di cena, insomma una gran confusione, il pane e' sparito, zero foto (idem per i meravigliosi scampi saltati in padella con olio, aglio e peperoncino e.....molto di piu').  Martedi' sera vedo le stecche e ieri mattina verso le 10 ho impastato subito, tanto per questo tipo di pane il lavoro e' minimo, fa tutto lui, noi dobbiamo solo ricordarci, dopo 20-24 ore di metterlo in forno.



La ricetta

455 di farina
350 acqua
2g lievito di birra
mezzo Tsp di sale
mezzo Tsp di zucchero

Olio extra vergine di oliva, sale grosso, farina d'avena e di semola

Il procedimento di base e' quello del No-knead bread che potete vedere in questo video qui.
Sciogliere il lievito e lo zucchero in una  parte dell' acqua. In una ciotola capiente mescolare la farina con il sale, aggiungere il lievito e la restante acqua e mescolare molto velocemente con una mano fino ad ottenere un impasto morbido e rugoso. Non ci vorranno piu' di due minuti, quando gli ingredienti sono amalgamati e' pronto. Sigillare bene la ciotola, io uso un sacchetto di naylon, e lasciare riposare dalle 20 alle 24 ore ad una temperatura tra i 19-20 gradi.  Trascorse le 20 ore (l' ho lasciato lievitare 24 ore, era perfetto), l' impasto dovra' essere raddoppiato e presentare delle bolle in superficie. Infarinare il piano di lavoro, io uso farina di segale e semola, rovesciare l' impasto, che risultera' molto molle, allargarlo con le mani e piegare i quattro lati (guardate il video). Infarinare molto bene uno strofinaccio di cotone pulito e adagiarvi l' impasto, con la chiusura sotto, spennellarlo con l' olio d'oliva e cospargerlo di sale grosso. Chiudere i lembi dello strofinaccio e lasciarlo riposare per altre due ore, fino al raddoppio. Una mezz'ora prima di infornare, accendere il forno a 240*. Riprendere l' impasto, dividerlo in quattro parti, allungarle leggermante, come potete vedere da questa foto, saranno morbidissime,




appoggiarle su una teglia  coperta di carta da forno o sulla pietra refrattaria caldissima (io uso quest'ultima) e spennellarle nuovamente con poco olio e sale grosso. Infornare per 20-25 minuti circa, fino a quando avranno un bel colore dorato. Togliere dal forno, lasciarle riposare sulla piastra per 5 minuti e poi metterle a raffreddare sulla gratella.

Ancora caldo, con un po' di burro che andra' a mescolarsi ai granellini di sale.......... non vi dico la bonta', buon pane!



Piccoli appunti:

Ho usato 200g di farina manitoba e 225g di farina O per pane e pizza (proteine 11%, umidita'15,5%),
acqua minerale naturale a temperatura ambiente. Durante la notte, visto che la mia casa non e' molto calda e la temperatura esterna qui in Olanda si abbassa molto, ho avvolto la ciotola in una coperta di lana (tanto mica la vedeva nessuno!!!!!!).

A Venezia, questo tipo di pane si chiama "Sfilatino", e da voi?